Adriano Cecchetti

Un pioniere dell’industria italiana


Adriano CecchettiIn una raccolta di biografie dei più importanti "Creatori di Lavoro" del secolo appena trascorso, pubblicata nel 1954 a cura dell’allora Presidente della Confindustria Angelo Costa, fu scritto di Adriano Cecchetti e della sua opera quanto segue:

Ferrea volontà e non comune ingegno ottennero all’adolescente Adriano Cecchetti un posto gratuito all’Istituto industriale di Fermo, dove egli subito si distinse fra i condiscepoli, e di dove, nel 1890, diciottenne, uscì col titolo di perito industriale conseguito con ottima votazione.

Due anni dopo il Cecchetti riusciva ad impiantare nella nativa Civitanova Marche una modestissima officina meccanica per le riparazioni a macchine agricole, la quale occupava quattro operai. In duri anni di lavoro, di sacrifici e di accorgimenti, a piccoli passi, l’intrapresa si andò sviluppando, sì che alla vigilìa della prima guerra mondiale il Cecchetti si trasferì a Porto Civitanova con la sua officina, in cui già lavoravano alcune decine di operai e che, ormai dedicatasi alla costruzione di macchine agricole ed impianti oleari, aveva conquistato rinomanza nella zona. Durante la guerra lo stabilìmento si ingrandì e si sviluppò ulteriormente, e, dichiarato "ausilìario" portò il suo contributo alla vittoria.

Rapidamente e oculatamente trasformata dal geniale fondatore per le opere di pace, subito dopo la guerra l’azienda assumeva contratti e forniture per conto dell’Amministrazione ferroviaria dello Stato, meritando larga fiducia per eccellenza tecnica del lavoro e per moderazione di prezzi nella costruzione e nella ricostruzione di veicoli ferroviari e di pezzi di ricambio. I Ministeri della Aeronautica, della Guerra e della Marina si valsero di quella, che, frattanto, era divenuta la Società Cecchetti per approntamento di modelli e per esecuzione di lavori sperimentali. Il Cecchetti diede ulteriori impulsi alla società, che nel 1940 aveva raggiunto il massimo sviluppo con la creazione di un cantiere navale, e che poteva considerarsi la più importante dell’Italia Centrale, estendendosi su di una superficie di circa 150.000 mq. dei quali oltre 50.000 coperti, e occupando ben 2.500 operai.

Per realizzare tale ideale di lavoro, il Cecchetti profuse ogni energia, non solo, ma anche gli utilì dell’azienda, accrescendo le possibilità di lavoro e di impiego a sempre maggior numero di maestranze.

Trasportato generosamente alle opere di bene, costruì rilevante numero di case per i dipendenti, ai quali offrì pure, con la istituzione di uno spaccio operaio, possibilità di economici rifornimenti. Curò, inoltre, un Asilo per i figli di coloro che lavoravano per lui, cui diede anche modo di seguire cure al mare ed ai monti, e offrì assistenza gratuita, precorrendo le forme assistenziali a favore degli operai.

L’ultima guerra provocò la quasi totale distruzione degli impianti e delle attrezzature del complesso industriale; nel 1945, il Cecchetti si trovò di fronte ad un cumulo di macerie. Non per ciò il tenace uomo si smarrì. Sebbene in età avanzata, coraggiosamente, e malgrado della difficile situazione locale e dell’incomprensione delle masse fomentate da politicanti, nel giro di pochi anni riuscì a rimettere in piena efficienza gli impianti. Poco prima di morire (6 settembre 1947), Adriano Cecchetti ebbe la grande soddisfazione di veder risorta l’azienda da lui creata con rara perseveranza e con acuto ingegno, e che era stata l’orgoglio della sua operosa esistenza.

Per mantenere vivo il ricordo di Adriano Cecchetti la citata biografia è stata riproposta a distanza di oltre 50 anni dai suoi nipoti Dina ed Elpidio Cecchetti i quali, sebbene all’epoca molto giovani, hanno vissuto con lo zio l’entusiasmo durante la corsa alla ricostruzione, dopo gli ingenti guasti della guerra ed il triste periodo della malattia e della sua scomparsa.

Dopo la sua morte, l’azienda alla cui presidenza fu designato il suo unico fratello, Riccardo, dovette affrontare una grave crisi dovuta sia alle conseguenze dello sforzo finanziario sostenuto per la ricostruzione, sia alla concorrenza di aziende pubbliche operanti nela settore che a tensioni politico/sindacali.

Tutto ciò indusse l’azionista a cedere l’Azienda al Gruppo Viberti nel 1957; successivamente passò di mano diverse volte fino alla sua completa cniusura nel 1997.

Di Adriano Cecchetti resta oggi il ricordo della sua genialità e generosità, nonchè il merito di aver trasformato un territorio popolato prevalentemente da pescatori e agricoltori in una realtà industriaie tra le più moderne, attive ed in una imprenditorialità estremamente diffusa ed aggessiva nell’Italia centrale.